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mercoledì 2 marzo 2011

Yara è morta difendendosi...

Yara è morta difendendosi
La luna è in acquario
La neve in collina
La gente si affolla al binario
In ufficio ci saranno problemi
Ma non ha subito violenza
Un cappuccino per favore
La festa della donna
Capita a carnevale
Nessuno sembra contento
Di viaggiare senza viaggiare
Un alpino muore nel deserto
Ma nessuno ride
Il suo aereo arriva stasera
Continuiamo come sempre
A fare quello che sappiamo fare
In parlamento discutono
(Bunga bunga – uh uh – bunga)
Bombe dal cielo in Libia
E profughi dappertutto
Un ragazzo muore solo perché
Per una colpa presunta
Il tuo segno oggi va bene
oggi va male
Vorrei solo trovare un posto
Un posto per sedermi
E forse, bomba o non bomba
Arriveremo a Roma
A fare che.

domenica 1 agosto 2010

che dio ci perdoni se stiamo pregando col libro in una mano la bomba nell'altra



Quando il campo va sminato, il nemico ha già fatto la sua mossa.

Resti di fronte a niente, lo sguardo lontano e le gambe bloccate con i piedi fissi nel terreno. Tutto deve essere immobile prima di cominciare.

Il nemico non c'è, neppure osserva. Questa cosa non assomiglia neppure ad una partita a scacchi, non assomiglia a niente.

Il lavoro – la bonifica – è senza movimento: nessun inseguimento, nessun agguato. Nessun attacco o difesa.

È fredda geometria, quasi perfetta, intaccata dalla variabile del sentire umano.
In questa sfida, fatta di ingegno e concentrazione, si gioca la vita e la paura è una carta scoperta.

In queste condizioni uno sbaglio è più che una possibilità: è una probabilità.

 
In seguito alle notizie riguardanti i due soldati italiani morti in Afghanistan non ho potuto trattenere l'immaginazione. Ho provato a immedesimarmi e a capire cosa un uomo possa sentire un attimo prima di compiere un lavoro come quello della bonifica di una zona minata. 

È così che è nata l'immagine, riportata in apertura, di un uomo di fronte al suo destino. Non so effettivamente quanto sia verosimile o valida, ma ci trovo qualcosa di bello, di affascinante.

Ma come stride questo con la banalità della guerra e di questa inutile guerra in particolare. 

E così mi torna in mente il divario fra vita e letteratura, tra vita e rappresentazione.

La rappresentazione mediatica, poi, rappresenta un discorso a parte.

Colgo i fatti di questi giorni per esprimere il mio dissenso, per ora condividendo un video abilmente costruito sulla famosa canzone dei Negrita. 
 

che dio ci perdoni se stiamo pregando col libro in una mano la bomba nell'altra