Su questa terrac'è qualcosa che merita la vita
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lunedì 4 ottobre 2010
Viaggio in Palestina
Di ritorno dalla Palestina Miriam ha subito risistemato i suoi appunti di viaggio, che si sono materializzati in un libro a tempo di record, anche grazie al lavoro della casa editrice Stelle Cadenti.
Sono stato alla presentazione del libro dove erano presenti anche alcuni dei compagni di viaggio di Miriam.
La testimonianza diretta, sebbene spesso non faccia altro che riconfermare fatti e situazioni conosciute, aggiunge un senso di verità a quello che si sente e si legge (e che di solito leggo dallo stesso blog di Miriam).
Ovviamente, quando dico fatti conosciuti, non mi riferisco all'informazione veicolata dai canali ufficiali, le cui storture e omissioni impediscono di farsi un'idea neppure verosimile, figuriamoci reale.
La loro testimonianza porta in rilievo fatti che se anche non sono cruenti rilevano la presenza di una violenza prevaricatrice volta a stremare la popolazione civile e a spogliarla della propria dignità. Ma si vede che lì c'è un popolo che, seppure allo stremo, resiste.
E il simbolo di questa resistenza è un ulivo di duemila anni che campeggia all'ingresso di Kalkilia (foto di Luisa Gaetano).
Miriam ha anche avuto modo di visitare la tomba del poeta Mahmoud Darwish su cui c'è scritto:
Non ho ancora avuto modo di leggere i suoi appunti, ma sono sicuro che si riveleranno preziose pagine di verità.
In fondo, l'unica richiesta fatta da coloro che Miriam ha incontrato, è stata quella di testimoniare la storia del popolo palestinese, ma anche le piccole storie individuali e quotidiane che ogni singola persona di quel popolo si trova a vivere.
E allora aggiungo anche il mio post.
PS: sul blog di Miriam ci sono moltissime pagine del suo diario di viaggio. Leggete lì. Altrimenti se siete interessanti contattate casa editrice Stelle Cadenti.
domenica 11 gennaio 2009
Abbiamo un paese che è di parole
"Abbiamo un paese che è di parole.
E tu parla, che io possa fondare la mia strada pietra su pietra.
Abbiamo un paese che è di parole,
e tu parla, così che si conosca dove abbia termine il viaggio.”
Mahmud Darwish
Abbiamo un paese che è di menzogne
E voi tacete, che io possa fondare le mia strada pietra su pietra
Abbiamo un paese che è di menzogne
E voi tacete, così che si conosca davvero dove tutto ha avuto inizio.
-
Nessun poeta, nessuna poesia è estranea al contesto.
Ignorare gli accadimenti è vuoto di parole. Distorcerli è criminale.
Soffermarsi sui dettagli fa male. Dietro i numeri, carne, sangue e sofferenza; potenza, interessi, distruzione, miseria, morte.
Indignazione, indignazione profonda. Sentire, sentire tutto, nel profondo, senza scudi. Sentire, sentire, sentire dentro. E farsi domande, domande vere.
E tu parla, che io possa fondare la mia strada pietra su pietra.
Abbiamo un paese che è di parole,
e tu parla, così che si conosca dove abbia termine il viaggio.”
Mahmud Darwish
Abbiamo un paese che è di menzogne
E voi tacete, che io possa fondare le mia strada pietra su pietra
Abbiamo un paese che è di menzogne
E voi tacete, così che si conosca davvero dove tutto ha avuto inizio.
-
Nessun poeta, nessuna poesia è estranea al contesto.
Ignorare gli accadimenti è vuoto di parole. Distorcerli è criminale.
Soffermarsi sui dettagli fa male. Dietro i numeri, carne, sangue e sofferenza; potenza, interessi, distruzione, miseria, morte.
Indignazione, indignazione profonda. Sentire, sentire tutto, nel profondo, senza scudi. Sentire, sentire, sentire dentro. E farsi domande, domande vere.
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sabato 16 agosto 2008
Muore Il poeta MAHMUD DARWISH
Scompare un poeta, non la sua poesia.
Quando la voce di un poeta conosce il silenzio
spesso risuona un'eco più forte
da mille e mille bocche impietrite.
Vi invito a leggere Miryam Marino: Il poeta MAHMUD DARWISH
Quando la voce di un poeta conosce il silenzio
spesso risuona un'eco più forte
da mille e mille bocche impietrite.
Vi invito a leggere Miryam Marino: Il poeta MAHMUD DARWISH
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Poesia
venerdì 7 marzo 2008
Poesia e Pace: Prestate attenzione!
Amo la poesia che nasce dalla tempesta delle emozioni impetuose
Amo la poesia che nasce dai precordi silenziosi del cuore umano
Amo la poesia che va oltre la parola e parla all'anima, superando tutte le sette pelli della solitudine.
Ma c'è anche una poesia che è urlo, che è spada, che è protesta e ribellione alle ingiustizie,
una poesia che è impegno civile, una poesia che pretende attenzione e azione.
Questa poesia è attualità, è politica e ci ricorda che nessuno vive fuori dai fatti che accadono.
Per questo, in questo piccolo diario, vi propongo la lettura delle poesie che seguono.
Invito i lettori a inviare le poesie che hanno amato o scritte di loro pugno.
Amo la poesia che nasce dai precordi silenziosi del cuore umano
Amo la poesia che va oltre la parola e parla all'anima, superando tutte le sette pelli della solitudine.
Ma c'è anche una poesia che è urlo, che è spada, che è protesta e ribellione alle ingiustizie,
una poesia che è impegno civile, una poesia che pretende attenzione e azione.
Questa poesia è attualità, è politica e ci ricorda che nessuno vive fuori dai fatti che accadono.
Per questo, in questo piccolo diario, vi propongo la lettura delle poesie che seguono.
Invito i lettori a inviare le poesie che hanno amato o scritte di loro pugno.
CARTA D'IDENTITA'
di Mahmoud Darwish
Ricordate!
Sono un arabo
E la mia carta
d'identita' e' la numero cinquantamila
Ho otto bambini
E il nono
arrivera' dopo l'estate.
V'irriterete?
Ricordate!
Sono un arabo,
impiegato con gli operai nella cava
Ho otto bambini
Dalle rocce
Ricavo il pane,
I vestiti e I libri.
Non chiedo la carità alle
vostre porte
Ne' mi umilio ai gradini della vostra camera
Perciò, sarete
irritati?
Ricordate!
Sono un arabo,
Ho un nome senza titoli
E resto paziente nella terra
La cui gente è irritata.
Le mie radici
furono usurpate prima della nascita del tempo
prima dell'apertura delle
ere
prima dei pini, e degli alberi d'olivo
E prima che crescesse l'erba.
Mio padre…viene dalla stirpe dell'aratro,
Non da un ceto privilegiato
e mio nonno, era un contadino
ne' ben cresciuto, ne' ben nato!
Mi ha
insegnato l'orgoglio del sole
Prima di insegnarmi a leggere,
e la mia
casa e' come la guardiola di un sorvegliante
fatta di vimini e paglia:
siete soddisfatti del mio stato?
Ho un nome senza titolo!
Ricordate!
Sono un arabo.
E voi avete rubato gli orti dei miei
antenati
E la terra che coltivavo
Insieme ai miei figli,
Senza
lasciarci nulla
se non queste rocce,
E lo Stato prenderà anche queste,
Come si mormora.
Perciò!
Segnatelo in cima alla vostra prima pagina:
Non odio la gente
Né ho mai abusato di alcuno
ma se divento affamato
La carne dell'usurpatore diverrà il mio cibo.
Prestate attenzione!
Prestate attenzione!
Alla mia collera
Ed alla mia fame!
LE PIETRE DELLA LIBERTA'
di Nizar Qabbani
Con le pietre nelle mani
sfidano il mondo
e tornano a noi come dolci maree.
Bruciano di rabbia ed amore, e cadono,
mentre noi restiamo come un branco di orsi polari:
un corpo equipaggiato contro le intemperie.
Come mitili sediamo nei caffè,
chi cerca un affare
chi un altro miliardo
e chi una nuova moglie
e petti educati dalla civilizzazione.
Chi gira Londra, alla ricerca di un palazzo elevato,
chi traffica in armi,
chi cerca vendetta in un nightclub,
o complotta per un trono, un esercito privato,
un principato.
Ah, generazione di tradimento,di indecenti surrogati di uomini,
generazione di avanzi,
saremo spazzati via -
non importa quanto lento sia il cammino della storia -
dai bambini che lanciano le pietre.
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