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sabato 24 luglio 2010

Stelle Cadenti

Oggi rievoco le Fiera delle piccola editoria e delle autoproduzioni organizzata dall'Associazione Stelle Cadenti tenuta in occasione della festa tenuta nel borgo antico di Bassano in Teverina.

Sul sito dell'associazione è stato di poco pubblicato il catalogo della fiera che riepiloga il vissuto di quei giorni, le partecipazioni e gli eventi che hanno avuto luogo.

Vi invito a leggere il catalogo.

In questo post mi limito a riportare poche cose che mi hanno coinvolto direttamente o che ho sentito particolarmente.

La fiera è stata innanzitutto un incontrarsi di esperienze e personalità diverse. Molto interessanti sono stati gli scambi con Marco Sbandi delle Edizioni dei 7 mari, e con la poetessa Lidia Quercia (il suo libro Pietre e dimore ha forti rimandi alla relazione tra pietra e parola che avevo già avuto modo di considerare quando ho raccontato quella piccola storia di vita sospesa).

L'incontro con Giuseppe Spinillo che ha presentato il suo libro "La natura organica del dissenso" ha dato luogo ad un momento interessante. Entrambi abbiamo scoperto di aver scritto una poesia sulla vicenda di Eluana Englaro e mi ha coinvolto nella presentazione facendomi leggere il mio testo.


L'ultimo giorno abbiamo giocato con le parole componendo un mosaico semantico, un cammino di parole, una mappa del presente.

Giocate anche voi e trovate voi la vostra strada di parole.

Infine anche qui l'ultimo saluto ad Alfio Pannega, poeta viterbese morto poco tempo prima della fiera e che ho avuto modo di conoscere un poco l'anno scorso durante la manifestazione Stelle Cadenti. La Banda del racconto ha recitato le sue poesie con una performance poetico-teatrale molto sentita.

Non ho citato Nicoletta Crocella e Mario Palmieri ma la loro presenza e la loro capacità di dare semplicemente costituisce tutto ciò che rende possibile occasioni ed eventi come questo.

La cosa che si può dire di loro è: ci sono, con tutte le difficoltà che comporta veicolare cultura, con tutte le difficoltà fisiche o logistiche, ci sono sempre, sanno tener duro e sanno sottolineare che il risontro non è da cercarsi nei numeri ma nella preziosità di ogni singolo scambio, reazione, relazione.

Concludo con la segnalazione della presentazione tenuta da Nicoletta del libro di Maria G. Di Rienzo edito da Stelle Cadenti: Nostra Signora della Luce. Vi rimando a questo post.

martedì 20 luglio 2010

Una sera d'estate

Succede che la canicola del giorno riscalda le pietre delle case, le imbeve di fuoco.

Così alla sera, quando nel paese comincia a levarsi un po' di frescura, le pietre espellono dentro il calore assorbito e fuori gli ospiti esausti.

In queste sere, i bambini sguazzano tra le due particolari semilibertà: quella della piazzetta, dello slargo, del vicolo o del giardinetto e quella della casa deserta, completamente aperta alla sera, in cui recuperare giocattoli o oggetti di ogni tipo da portare fuori.

Queste esplorazioni, particolarmente fugaci quelle negli appartamenti, avvengono sotto gli occhi stanchi dei guardiani rilassati sulle panchine, scale o improbabili sedute.

Particolare davvero il ritrovamento di queste sere di mia figlia. Entrata in casa in cerca di fogli per colorare, è riuscita a prelevare i fogli di bozza di un libro di poesie.

Così per gioco mentre un foglio veniva tracciato a colore, il suo retro si prestava ad una lettura, un po' goliardica, un po' ironica. Così, prima da solo, poi con mia moglie, sotto gli occhi di qualche vicino di casa e di pochi sporadici passanti, ci siamo divertiti a proclamare ad alta voce questi versi.

Pooca cosa davvero, ma non ho mai apprezzato tanto delle poesie, e quelle poesie in particolare.

Come a dire che i libri, talvolta, sono vestiti troppo pesanti per fogli che vogliono rimanere leggeri, che vogliono essere afferrati come gli istanti, un po' a volo, con l'intenzione dello spizzico e la massima serietà del gioco.

Le poesie sono quelle del poeta Giuseppe Spinillo e la bozza era quella del libro "La natura organica del dissenso" edito dalle Edizioni Stelle Cadenti. Amari, duri, seri se preferite, i temi trattati, ma con quale ironia, e quanti giochi di parole e di suoni! Si sono prestati benissimo all'improvvisata.

Sono sicuro che sia l'autore che l'editore siano contenti di queste letture tenute al volo nel salotto di una piccola viuzza di paese per l'elite di un vicinato e due passanti.

In fondo abbiamo fatto dissentire persino la poesia. Quella accademica, s'intende.

Così per gioco una sera d'estate abbiamo tracciato a colore.




Di seguito qualcuno di quei versi di Giuseppe Spinillo che hanno colorato la serata (tranquillamente riportati in copyleft).




Non mi dimetto

Non mi dimetto
Non mi arrendo
non mi arrendo
non scendo
non mi scado
non mi scordo non vendo
non le stacco
le ventose dal vetro
non mi volto
non ci torno più indietro
non mi arrendo
non mi arrendo
non le stendo
le mie braccia a quel cielo
non asciugo la vita
non la spendo
non mi arrendo
non mi arrendo […]
Giuseppe Spinillo


Razza e biscotti (14/08/2008 - ad Abdoul Salam Guiebre detto Abba)
Non li mangio i tuoi biscotti
Sono limiti di briciole sul petto
Sono lividi su questo inizio notte

Non li mangio i tuoi biscotti
La tua razza è fatta da chi se ne fotte
Sono rantoli di uova burro e bile
Mescolati con fango, asfalto e miele
Additivi, ogm e rimasugli
Di un amore andato a male
Sono tracce di sudore sangue e rabbia

Non li mangio i tuoi biscotti
Con granelli di una sabbia tra le unghie
Preso a calci pugni e sputi
Da una razza di animale che
Difende il suo potere da ogni vento
Che minaccia cambiamento

Non li mangio i tuoi biscotti

Giuseppe Spinillo