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mercoledì 9 ottobre 2013

Infiniti ritorni

Nella polpa sugosa del tuo sesso 
Entra la mia anima 
E tra le pieghe di carne e spirito 
Attraverso il tuo ventre 
Fino alle bianche colline dei seni 
Turgidi di smania e d'amore. 
Dalle piazze dei capezzoli 
Risalgo le vie del petto e del collo 
Fin su invado orecchie occhi naso e bocca 
Dalle labbra alle lingue 
In questo viaggio al contrario 
In questo ritorno a casa.

Poi la solitudine dei corpi 
Non dice ciò che nello spirito è compiuto 
E già domanda infiniti ritorni.

sabato 29 giugno 2013

La Consistenza dei sogni

Per il concorso letterario di Video Poesia Il Canto organizzato da ilpiacerediscrivere, è stato realizzato un video da Tesseraurea  sul testo della mia poesia "La consistenza dei Sogni".

Il video è già disponibile insieme a quelli degli altri partecipanti:



http://ilpiacerediscrivere.it/concorso-il-canto-come-e-andata-a-finire/

domenica 5 maggio 2013

Padre

Vorrei poter tirar fuori qualche parola nuova, ma non ci riesco: un fiume intero non passa per un imbuto. Allora riesco a dire addio solo rileggendo qualche parola "vecchia"...
Padre
Bambino ricordo la tua forza
Ora scorgo il tuo amore
Di pura tenerezza.
In me
Nelle mie parole nei miei gesti
Ti riconosco ti vedo
Nei miei modi nei miei pensieri
Ti riscopro
Ed io mi riscopro tuo.
Padre
Quanto mi hai insegnato
Quanto non ho imparato
Quanto mi manca ancora
Per essere un uomo.
[2005] 
ciao papà


domenica 21 ottobre 2012

Poem INVICTUS

Ho già citato questa poesia di William Ernest Henley in post precedente.
Lascio ora qui dei video, a seguito della visione del film Invictus. Il primo video contiene soprattutto immagini reali e la lettura del testo in lingua originale. Il secondo video è tratto dal film ed è in italiano.

Non siamo tutti "grandi" come Nelson Mandela, ma in ognuno c'è una possibilità di grandezza che i grandi possono aiutare a suscitare dentro di noi.

Quando ci troviamo di fronte alla grandezza di taluni uomini in genere tendiamo a riconoscerla e a porla come distanza tra "noi" e "loro". Credo invece che vada sottolineato l'aspetto che una grandezza è possibile, che è possibile per noi, e l'esempio dei migliori possa essere seguito in altre vite, in altri contesti.

Quando siamo al cospetto dei grandi non ci può essere un atteggiamento diverso dalla volontà di rendere se stessi migliori. In verità non vedo per la vita di ognuno uno scopo diverso da questo.

Buona riflessione.


Poem INVICTUS cited by Nelson Mandela who was imprisoned for 27 years at Robben Island.



In italiano le immagini tratte dal film

sabato 8 settembre 2012

Sulla schiena il 16 (in ricordo di un Napoli - Fiorentina)

Oggi posto una vecchissima poesia, come ricordo un po' nostalgico suscitato da un certo vagare su youtube...



Sulla schiena il 16
La barba come maschera
Baci per terra saluti Dio
Negli occhi
Un velo di timore.


domenica 26 agosto 2012

La stagione è cambiata

La stagione è cambiata
Abbiamo da rivoltare la terra delle parole, prima della semina
perché il nuovo raccolto sia un raccolto nuovo

La stagione è cambiata
Abbiamo da imparare dalla terra, tacere le voci dei padri
aspettare quelle più antiche riaffiorare dal solco dei secoli

La stagione è cambiata
Abbiamo da chiedere ai figli, senza dire vecchie parole
Vedranno il futuro dai nostri occhi, germogliando nuove parole



domenica 25 marzo 2012

Da dormienti a sognatori


Chiusi nel torpore di vite inscatolate
seguiamo le orme indelebili di chi ci ha preceduto
incapaci solo di immaginare percorsi diversi.

Nel pozzo delle abitudini negli abissi del dovere
perdiamo la capacità di chiederci cosa vogliamo

Accettiamo destini ineluttabili – il fato –
ci affidiamo così alle mani dell’indefinito
pur di non chiederci chi siamo.

Se ti svegli puoi sognare.
Percorrere l’orlo del baratro della follia
incompresi, soli, forse incerti.
Chi fallisce ha perduto
Chi non inizia non ha vissuto.

Non sappiamo cosa vogliamo
e se lo sappiamo non sappiamo dire quanto.

Le domande – le vere e giuste domande
risvegliano demoni sopiti
gravidi di altre e nuove domande
cui saremo costretti a rispondere.

Volere
Desiderare
Credere con fede cieca
Perseverare con tenacia
Diventare ciò che si è
È il cammino del sognatore
È il cammino dell’eroe.

Nell’immobilità del dormiente
lo spirito è soffocato
Allora Alzati, è ora di sognare!

Cosa vuoi davvero per la tua vita
è una semplice domanda
di cui non conosci la risposta.

Allora la domanda è se vuoi rispondere
Se ne vuoi di nuove
Se vuoi guardare dentro
Se vuoi creare il tuo destino
Se credi di meritare di poter scegliere
Se vuoi fare ciò che dici di volere
Se vuoi tacere l’inutile blaterare delle scuse
Se conosci la tua passione
Se saprai dare il cento per cento di te.


In verità i più di noi
Sono reduci di battaglie mai combattute.
Guerrieri spenti,
    avvinti
la cui forza ed energia non è stata spesa
nel vigore dello scontro
nello sforzo della battaglia
ma dissipata inutilmente
nello scoraggiamento nella disperazione
nel brusìo delle scuse accomodanti.

Guerrieri Apparentemente fieri
delle nostre vane armature scintillanti.


martedì 13 marzo 2012

Io sono il capitano della mia anima

Out of the night that covers me,
  Black as the Pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
  For my unconquerable soul.

In the fell clutch of circumstance
  I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
  My head is bloody, but unbowed.

Beyond this place of wrath and tears
  Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
  Finds, and shall find, me unafraid.

It matters not how strait the gate,
  How charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate:
  I am the captain of my soul.
Invictus di William Ernest Henley
 IT:
    Dal profondo della notte che mi avvolge,
    buia come il pozzo piu' profondo che va da un polo all'altro,
    ringrazio quali che siano gli dei
    per la mia inconquistabile anima.

    Nella morsa della circostanze,
    non mi sono tirato indietro, ne' ho gridato per l'angoscia.
    Sotto i colpi d'ascia della sorte,
    il mio capo è sanguinante, ma indomito.
   
    Oltre questo luogo di rabbia e lacrime
    incombe l'orrore delle ombre,
    eppure la minaccia degli anni
    mi trova, e mi troverà senza paura.

    Non importa quanto sia stretta la porta...
    quanto piena di castighi la vita.
    Io sono il padrone del mio destino.
    Io sono il capitano della mia anima.


sabato 10 marzo 2012

venerdì 30 settembre 2011

Non possiamo fare a meno…




Non possiamo fare a meno
Di diventare ciò che siamo

È così che il futuro
Chiude il cerchio col passato

È così che la foglia
Giunge alla radice.

sabato 18 giugno 2011

Quello che il bruco chiama fine del mondo…



Quello che il bruco chiama fine del mondo,
il resto del mondo chiama farfalla.
Lao Tzu    
                           
Il pensiero della morte arriva all’attenzione di ognuno prima o poi, e molti si trovano a soffermarsi su di esso che lo vogliano o meno, anche senza un particolare motivo. 

Poi arriva sempre il momento ineluttabile in cui ci si trova a confrontarsi con questo pensiero, per la morte di qualcuno che ci è caro o solo vicino, oppure per via di una malattia o condizione che ci riguarda di persona.

Il dubbio che assale chiunque circa il pensiero della morte è se essa sia la fine della vita, o una profonda trasformazione.

Molti dei più saggi hanno osservato la natura e in essa hanno colto il processo della trasformazione continua, del divenire perpetuo della vita dove la fine di un ciclo è un passaggio necessario affinché un altro ciclo possa avviarsi.

Probabilmente Dio, la Natura, lo Spirito Universale, o qualunque altra “cosa”, qualunque nome le vogliate dare, ci ha posto di fronte ad un’infinita varietà di metafore del nostro destino, della nostra natura partecipativa dell’Universo e ci ha dato la possibilità di cogliere, di intuirne il senso.

Forse, una semplice conoscenza “a priori”, divina se vogliamo, non sarebbe stata sufficiente a spiegare la bellezza e la complessità di una verità più grande, né il suo spirito profondo, e forse avrebbe potuto inaridire il nostro animo umano.

Forse è necessario questo linguaggio più complesso che costringe ad una partecipazione emotiva, che ci costringe a interrogarci e , a volte mi dico, ad essere migliori.

Sto cercando di dire che credo che sia come per la poesia, la musica, la pittura o ogni altra forma d’arte o di comunicazione umana. Le parole chiare, semplici, il messaggio diretto, possono non arrivare oltre la pelle dell’altro lì dove invece il non detto, la metafora, l’emozione delle sonorità, il gioco cromatico, sembra arrivare a mettere in contatto due anime.

In passato ho pensato alla morte come a un sadico piacere di un dio incomprensibile. 

Oggi, pur restando tremenda, mi appare necessaria per dare un senso, non alla vita, ma al vivere, al compiersi di questo atto. Mi pare necessaria come l’arte, come la parola, la musica, il tempo e lo spazio.

Abbiamo questa vita, e senza pensare a inutili inferni o paradisi, premi, ricompense o punizioni, mi pare che non ci sia altro da fare che viverla, viverla al meglio, tendere a migliorare se stessi, seguire le passioni, gli amori, dare voci alla gamma delle nostre doti interiori, così uniche e diversificate nella loro gamma da rendere ciascuno irripetibile e potenzialmente prezioso.

Mi pare non ci sia altro da fare che dare il senso al tempo che trascorre e, che sappiamo, finirà.
E così costruiamo un lascito che ci andrà oltre, e non sarà fatto di cose, ma di incontri, di parole, di azioni, di conoscenze, di emozioni seminate nella terra fertile degli uomini.

Da qualche parte ho letto che un insegnante non può mai dire dove arriverà il frutto del suo insegnamento.
Credo che valga per ogni uomo, perché in ogni istante ciascuno di noi insegna con i propri comportamenti e atteggiamenti e mentre insegna, impara.

Sono convinto che ad ogni passo ciascuno di noi semina, che lo voglia o no, per il semplice fatto di attraversare la vita, anche solo se fosse fatta di un istante.

(In due parole, non possiamo fare a meno di condividere, di essere parte dello scambio: chissà che non possiate chiamare Dio questa fitta e inestricabile rete o, se volete, questo movimento.)

E se poi la nostra trasformazione avvenga tramite questo lascito, questo insegnamento, questa eredità o in altro modo non è dato saperlo.

Se la morte annichilisca ciò che chiamiamo coscienza mentre restituisce il corpo alla natura del tutto, non è dato saperlo.

Se nella farfalla resti la coscienza del bruco, nessuno lo sa. 

La certezza è che l’esistenza della farfalla sia la conseguenza di quella del bruco e che in verità dipenda da ogni singolo istante vissuto dal bruco.

Ancora una volta, l’unica certezza è la nostra trasformazione nel mondo e del mondo, tramite ciò che impariamo e insegniamo.

Che crediamo in un dio o meno, siamo gli unici che possiamo  dare o sottrarre un senso alla nostra vita e al mondo che attraversiamo. Siamo gli unici che possono modellare la vita come un progetto o addirittura un capolavoro o scegliere di non dare ad essa alcuna forma e di subirla.

Non possiamo scegliere il mondo in cui viviamo, ma possiamo scegliere cosa fare della nostra vita in questo mondo.

venerdì 25 marzo 2011

Voglio tornare al pane e al sale

Voglio tornare al pane e al sale

Alla farina, al mulino

Alla pala e all’acqua

Al ruscelllo

Voglio tornare alla sorgente

Ai miei occhi di bambino.


Voglio tornare al pane e al sale

Alla farina, al grano

Al campo e al mare

Ai miei giochi di bambino


Voglio tornare al pane e al sale

Alla farina, al forno

Al profumo del mattino

Al giorno in Calabria al mare

Delle vacanze di me bambino.



Voglio tornare al pane, al sale.

.

mercoledì 2 marzo 2011

Yara è morta difendendosi...

Yara è morta difendendosi
La luna è in acquario
La neve in collina
La gente si affolla al binario
In ufficio ci saranno problemi
Ma non ha subito violenza
Un cappuccino per favore
La festa della donna
Capita a carnevale
Nessuno sembra contento
Di viaggiare senza viaggiare
Un alpino muore nel deserto
Ma nessuno ride
Il suo aereo arriva stasera
Continuiamo come sempre
A fare quello che sappiamo fare
In parlamento discutono
(Bunga bunga – uh uh – bunga)
Bombe dal cielo in Libia
E profughi dappertutto
Un ragazzo muore solo perché
Per una colpa presunta
Il tuo segno oggi va bene
oggi va male
Vorrei solo trovare un posto
Un posto per sedermi
E forse, bomba o non bomba
Arriveremo a Roma
A fare che.

venerdì 11 febbraio 2011

Addio

Così sarà...
Sarà sullo sfondo delle onde del mare
e tutto sarà come in sogno

Ci sarà lui ad aspettare
avrà le sue sembianze
ti aiuterà a lasciare andare
come prova di un amore difficile da capire.

Sarà nel buio del sonno
che il silenzio avrà la sua luce

Vedendolo ricorderai la tua nostalgia
senza rimpianti accetterai il suo abbraccio
Durerà un attimo
la sensazione del freddo e del ghiaccio
e avai il calore
di tutto l'amore che qui non può stare.

Sarà nel buio del sonno
che il silenzio avrà la sua voce

Guadagnerai il cammino ignoto del destino
nella nebbia ogni visione si arrende
e scolora piano

Noi rimarremo qui a toccarti
e tu sarai lontano
dentro di noi.



giovedì 2 dicembre 2010

Paulo Coelho

"Il guerriero della luce crede.
Poiché ha la certezza che il suo pensiero può modificare la vita, la sua vita comincia a mutare."
Paulo Coelho


Abbiamo bisogno di poter credere di avere un potere sulle nostre vite, di poter determinare le nostre condizioni. 
Ho imparato che le nostre convinzioni - e quindi il nostro pensiero - determina le nostre azioni e dunque i risultati che otteniamo, che sono la nostra condizione.

Non c'è un'azione che non sia conseguenza di un pensiero. 

Non c'è cosa più importante di ciò che riteniamo possibile o impossibile.

Se siamo convinti che qualcosa sia impossibile per noi, come possiamo generare l'azione, una qualunque azione, da poter portare quel qualcosa nel campo del possibile?

Le parole che adoperiamo esprimono i nostri pensieri, ne sono il vestito, influenzano il nostro stesso pensiero e i pensieri degli altri. 

Attraverso il dialogo interiore rafforziamo delle convinzioni o le confutiamo. Attraverso il dialogo con gli altri avviene lo stesso. E se questi altri sono i nostri figli, fratelli, o cari, l'affetto che li lega a noi potenzia la forza delle parole.

Resta vero che ciascuno compie le proprie scelte sotto la propria responsabilità, ma il potere delle parole è forte, e ciò è innegabile.

Usare bene le parole, capire l'effetto che hanno su pensieri ed emozioni. 

Per questo la poesia è vita.

E voi, con le vostre parole, come influenzate coloro che vi stanno accanto? Le avvicinate ai loro sogni? Oppure siete realisti e portate tutto giù, in basso, nella medietà?

Non è reale solo se lo vedi.

Rendi reale ciò in cui credi.




lunedì 20 settembre 2010

sabato 18 settembre 2010

'A stella

Oggi questo spazio lo dedico a Bianca, mia nonna.

Da che io ricordi, ha sempre speso il suo tempo migliore al pianoforte o, penna e quadernetto, scrivendo poesie. Col tempo, problemi alla mobilità delle dita, le hanno reso difficoltosa l'esecuzione al piano.

Così adesso passa molto tempo anche risolvendo cruciverba, rebus e altri giochi del genere. Dice che lo fa per tenere la mente sveglia.

Secondo me, è la poesia che le tiene l'anima vibrante.

E d'altra parte la poesia in lei è una conseguenza: è data dalla sua sensibilità, immediatezza, semplicità, profondità. Gioia e nostalgia.

Riporto a memoria la sua prima poesia che imparai molti, molti, anni fa. La recito ogni volta che, di notte, guardo il cielo.
Un paio di suoi libelli li ho qui invece e ne trascriverò qualcuna. Col suo permesso (e il rammarico di quelle escluse).

martedì 27 luglio 2010

Ogni sogno…




Ogni sogno è un sole.

I sogni sorgono dalla terra dei desideri

E si innalzano nei cieli dell'immaginazione

Illuminano i paesaggi del futuro, mostrano la strada

Percorrerla è appello di volontà.



Ogni sogno è un dio

Per divenire reale

Pretende tutta la fede,

Esige la consacrazione della vita

Reclama gratitudine ad ogni passo.

È ovunque e dimora dentro il petto

Si scorge nelle tracce di ogni opportunità

Nel suo nome tutto diventa possibile.



Ogni sogno è un io.

sabato 24 luglio 2010

Stelle Cadenti

Oggi rievoco le Fiera delle piccola editoria e delle autoproduzioni organizzata dall'Associazione Stelle Cadenti tenuta in occasione della festa tenuta nel borgo antico di Bassano in Teverina.

Sul sito dell'associazione è stato di poco pubblicato il catalogo della fiera che riepiloga il vissuto di quei giorni, le partecipazioni e gli eventi che hanno avuto luogo.

Vi invito a leggere il catalogo.

In questo post mi limito a riportare poche cose che mi hanno coinvolto direttamente o che ho sentito particolarmente.

La fiera è stata innanzitutto un incontrarsi di esperienze e personalità diverse. Molto interessanti sono stati gli scambi con Marco Sbandi delle Edizioni dei 7 mari, e con la poetessa Lidia Quercia (il suo libro Pietre e dimore ha forti rimandi alla relazione tra pietra e parola che avevo già avuto modo di considerare quando ho raccontato quella piccola storia di vita sospesa).

L'incontro con Giuseppe Spinillo che ha presentato il suo libro "La natura organica del dissenso" ha dato luogo ad un momento interessante. Entrambi abbiamo scoperto di aver scritto una poesia sulla vicenda di Eluana Englaro e mi ha coinvolto nella presentazione facendomi leggere il mio testo.


L'ultimo giorno abbiamo giocato con le parole componendo un mosaico semantico, un cammino di parole, una mappa del presente.

Giocate anche voi e trovate voi la vostra strada di parole.

Infine anche qui l'ultimo saluto ad Alfio Pannega, poeta viterbese morto poco tempo prima della fiera e che ho avuto modo di conoscere un poco l'anno scorso durante la manifestazione Stelle Cadenti. La Banda del racconto ha recitato le sue poesie con una performance poetico-teatrale molto sentita.

Non ho citato Nicoletta Crocella e Mario Palmieri ma la loro presenza e la loro capacità di dare semplicemente costituisce tutto ciò che rende possibile occasioni ed eventi come questo.

La cosa che si può dire di loro è: ci sono, con tutte le difficoltà che comporta veicolare cultura, con tutte le difficoltà fisiche o logistiche, ci sono sempre, sanno tener duro e sanno sottolineare che il risontro non è da cercarsi nei numeri ma nella preziosità di ogni singolo scambio, reazione, relazione.

Concludo con la segnalazione della presentazione tenuta da Nicoletta del libro di Maria G. Di Rienzo edito da Stelle Cadenti: Nostra Signora della Luce. Vi rimando a questo post.

martedì 20 luglio 2010

Una sera d'estate

Succede che la canicola del giorno riscalda le pietre delle case, le imbeve di fuoco.

Così alla sera, quando nel paese comincia a levarsi un po' di frescura, le pietre espellono dentro il calore assorbito e fuori gli ospiti esausti.

In queste sere, i bambini sguazzano tra le due particolari semilibertà: quella della piazzetta, dello slargo, del vicolo o del giardinetto e quella della casa deserta, completamente aperta alla sera, in cui recuperare giocattoli o oggetti di ogni tipo da portare fuori.

Queste esplorazioni, particolarmente fugaci quelle negli appartamenti, avvengono sotto gli occhi stanchi dei guardiani rilassati sulle panchine, scale o improbabili sedute.

Particolare davvero il ritrovamento di queste sere di mia figlia. Entrata in casa in cerca di fogli per colorare, è riuscita a prelevare i fogli di bozza di un libro di poesie.

Così per gioco mentre un foglio veniva tracciato a colore, il suo retro si prestava ad una lettura, un po' goliardica, un po' ironica. Così, prima da solo, poi con mia moglie, sotto gli occhi di qualche vicino di casa e di pochi sporadici passanti, ci siamo divertiti a proclamare ad alta voce questi versi.

Pooca cosa davvero, ma non ho mai apprezzato tanto delle poesie, e quelle poesie in particolare.

Come a dire che i libri, talvolta, sono vestiti troppo pesanti per fogli che vogliono rimanere leggeri, che vogliono essere afferrati come gli istanti, un po' a volo, con l'intenzione dello spizzico e la massima serietà del gioco.

Le poesie sono quelle del poeta Giuseppe Spinillo e la bozza era quella del libro "La natura organica del dissenso" edito dalle Edizioni Stelle Cadenti. Amari, duri, seri se preferite, i temi trattati, ma con quale ironia, e quanti giochi di parole e di suoni! Si sono prestati benissimo all'improvvisata.

Sono sicuro che sia l'autore che l'editore siano contenti di queste letture tenute al volo nel salotto di una piccola viuzza di paese per l'elite di un vicinato e due passanti.

In fondo abbiamo fatto dissentire persino la poesia. Quella accademica, s'intende.

Così per gioco una sera d'estate abbiamo tracciato a colore.




Di seguito qualcuno di quei versi di Giuseppe Spinillo che hanno colorato la serata (tranquillamente riportati in copyleft).




Non mi dimetto

Non mi dimetto
Non mi arrendo
non mi arrendo
non scendo
non mi scado
non mi scordo non vendo
non le stacco
le ventose dal vetro
non mi volto
non ci torno più indietro
non mi arrendo
non mi arrendo
non le stendo
le mie braccia a quel cielo
non asciugo la vita
non la spendo
non mi arrendo
non mi arrendo […]
Giuseppe Spinillo


Razza e biscotti (14/08/2008 - ad Abdoul Salam Guiebre detto Abba)
Non li mangio i tuoi biscotti
Sono limiti di briciole sul petto
Sono lividi su questo inizio notte

Non li mangio i tuoi biscotti
La tua razza è fatta da chi se ne fotte
Sono rantoli di uova burro e bile
Mescolati con fango, asfalto e miele
Additivi, ogm e rimasugli
Di un amore andato a male
Sono tracce di sudore sangue e rabbia

Non li mangio i tuoi biscotti
Con granelli di una sabbia tra le unghie
Preso a calci pugni e sputi
Da una razza di animale che
Difende il suo potere da ogni vento
Che minaccia cambiamento

Non li mangio i tuoi biscotti

Giuseppe Spinillo